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Per me è stata un’esperienza nuova. Di solito si ha l’idea di fare trekking in mezzo alla natura e quindi farlo all’interno di un quartiere è una cosa nuova. Questa zona purtroppo è conosciuta come una via di transito e caotica, di quelle che se si può si evitano, mentre oggi me la sono gustata passeggiando e scoprendo cose nuove. (Elena – Aprile 2018)
E’ sempre positivo vedere queste incursioni di teatro in posti in cui normalmente il teatro non va. (Giovanni – Aprile 2018)
Non conoscendo via Milano, se non perchè ci si passa in macchina, oggi è stata un’occasione per viverla e scoprire alcune cose, che avendo sempre visto passando velocemente non si conoscono bene. Sono curioso di vedere con questo progetto cosa succederà qui fra qualche anno. (Sandro – Aprile 2018)
Molto bello perchè rende consapevoli i cittadini di un progetto estremamente importante, molto impegnativo e che darà un nuovo aspetto ad un’area che è stata per molto tempo abbandonata e che ha avuto un degrado importante, e cbe adesso attraverso la cultura e reinvestimento ha la possibilità di rinascere. E il teatro in tutto questo ci sta benissimo! (Armando – Aprile 2018)
E’ stato interessante scoprire soprattutto la storia e molte cose che non si conoscono. Io abito in questa zona e mi fa piacere. (Sara – Aprile 2018)
Interessantissimo perché è una cosa nuova per noi che veniamo da un posto per così dire tranquillo e non vediamo mai questi disordini, sperando che un domani si faccia quello che hanno messo a progetto. In questa zona (Ideal Standard ndr) oggi si vede degrado , delinquenza, spaccio di droga, immagino che di notte qui succeda di tutto e di più e le forze dell’ordine non possono controllare tutto…forse se davvero qui sorgerà un teatro le cose cambieranno. (Amerigo – Settembre 2017)
E’ stato come un senso di riscoperta della propria città e un ponte tra passato, presente e futuro.
Avevo letto sul giornale e visto il progetto, ma vederlo dal vivo è tutta un’altra cosa…mentre guardavo qui ora pensavo al progetto e mi immaginavo come sarà…molto bello si si! (Giovanna – Settembre 2017)
Il mondo reale e il mondo immaginato. L’ombra, la nostra ombra. Da piccola controllavo sempre dove fosse la mia ombra, come avere un’amica sempre accanto…da grande la mia ombra mi piace sempre perché mi fa sembrare più magra e più alta! Qui, in questo spettacolo, mi viene in mente l’ombra di Peter Pan, che aveva una coscienza e anche una vita propria, che voleva fuggire da Peter …o era Peter che voleva staccarsi?
Le musiche di Angela Kinczly, e la sua voce, ti prendono per mano come un conforto, anche se piove e si suona unplugged, anche se da dentro il ristorante arrivano schiamazzi…
Liuz
Penso che mettere in scena la persona interiore sia una cosa complicatissima e loro hanno superato la barriera che di solito c’è. Ho apprezzato tantissimo anche la parte musicale, lei è meravigliosa!
Faccio un grande plauso a Francesca Mainetti, Roberta Moneta e Valeria Battaini, perché riescono a travalicare quelle che sono le barriere difensive che ognuno di noi ha e che poi molto spesso anche noi operatori indossiamo come maschere, come meccanismi di difesa. Invece loro riescono a liberarsi e a farci liberare da queste situazioni che possono essere anche paralizzanti. Io sono veramente onorato di lavorare con loro tre e portare avanti questo discorso sia come teatro di base che come compagnia teatrale Metamorfosi. Tutto quello che succede in questa compagnia ti mette in crisi ma allo stesso tempo ti stimola e ti porta ad una trasformazione continua, una metamorfosi appunto. (Nicola Stella infermiere UOP 23 Via Romiglia e attore dello spettacolo La casa nella testa).
Molto emozionante. Anche questa cosa di fare teatro in luoghi meno convenzionali permette di far partecipare anche gente che in genere non ama luoghi chiusi o i teatri. (Katia)
Mi è piaciuto tantissimo perché mi ha fatto riflettere sull’importanza del sogno e di credere nei propri sogni, senza staccarsi dalla realtà.
Quella di portare il teatro fuori dal teatro è un’ottima idea, perché ognuno può partecipare senza essere intimidito dall’ambiente.
Secondo me il teatro andrebbe fatto sempre in strada, alla portata di tutti. (Sara)
Lo spettacolo mi è piaciuto e in parte emozionato. Portare l’attenzione dello spettatore in un luogo diverso è un’idea molto interessante.
Mi sono emozionata. Il teatro fuori dai soliti luoghi mi piace molto, perché è un modo di integrare le persone che si credono normali con il resto dell’esistenza. (Angela)
Come cambia un Paese? Come cambiano i costumi di una società , di una città, di un quartiere? Si può capire osservando una sequenza di Super8 girati nell’arco di circa 30 anni, sonorizzata da note intense, che ti fanno persino sentire i rumori, gli odori, le parole di quei filmini muti, per lo più in bianco nero.
Un quartiere si può musicare, si può far vivere e rivivere attraverso chitarra, basso, fisarmonica e voce…uno spaccato di Italia può raccontarsi con immagini e suoni, senza bisogno di usare le parole.
E finita la visione continuano le “canzoni d’asporto, come quando prepari la valigia per andare al mare”…e sarà la sua voce, sarà la fisa, saranno le immagini che ancora ci scorrono negli occhi, sarà il posto con il pergolato e le lucine, ma, come dice Fabio degli Esterina, “stasera siamo tutti di colori bellissimi, metallizzati” (e loro che stanno in giro a suonare ne vedono proprio di tutti i colori!).
Liuz
E’ la prima volta che veniamo a Brescia e questa idea di Teatro Fuori Luogo mi è parsa subito un’ottima idea. Credo sia davvero arrivato il momento di “ristrutturare”, di una rivitalizzazione, di un intervento culturale nelle periferie. Loro (Teatro19 e Barfly) mi sembrano essere una buonissima notizia per la città, credo che possano fare bene e che possano diventare anche un modello per altre zone e altre città, almeno lo spererei. Il progetto è molto ambizioso, però credo che sia anche utile perché non si possono lasciare le periferie a se stesse…chiaro questa non è una misura che non può bastare da sola, però è un inizio. (Fabio Angeli, voce e chitarra degli Esterina)
Ho un nuovo gruppo del cuore! No, davvero dal punto di vista puramente visivo è stato impressionante; vedere queste immagini che si sposano così alla perfezione con la musica che questi ragazzi hanno deciso di comporre, questo salto all’indietro di 60 anni e perfino queste immagini della neve in una serata fresca d’estate…è stato tutto perfetto, non posso dire nient’altro. (Costanza)
Uno spettacolo molto intenso, davvero bellissimo. Filmati che fanno immaginare e pensare alle nostre radici, con una musica meravigliosa. Davvero mi è piaciuto molto. (Anna)
Siamo in una zona di Brescia che vorrei che cambiasse in meglio. L’idea di fare teatro qui mi trova molto d’accordo. E soprattutto dobbiamo movimentare e dar vita a questa zona. (Ivonne)
Mi è garbato molto, sia lo spettacolo che il posto. Mi garba l’idea di fare teatro in posti alternativi. (Roberto)
Se leghi un’animazione culturale, in questo caso il teatro, ma che stasera s’è permeato con la musica, ma che potrebbero essere arti visive, con un progetto che riguarda un quartiere, di ristrutturazione, di riqualificazione, si creano momenti fondamentali. Voglio dire, la ristrutturazione di un quartiere non è solo una questione edilizia, ma un’operazione che dovrebbe sempre essere anche sociale e anche culturale, perciò questi eventi qui sono la ricetta giusta. (Nico, fotografo Esterina)
La tenue musica riqualificante
Giornale di Brescia del 5/07/2017
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Questo percorso non è univoco, ogni volta (in ogni laboratorio OPEN SPACE) si faranno cose diverse perché a condurre i laboratori ci saranno persone diverse. Non c’è un filo conduttore, si toccano corde differenti, ognuno diverso, ma forse proprio per questo lo si può prendere come un percorso. -Francesca Mainetti guida del laboratorio L’AZIONE POETICA di sabato 1 luglio 2017-P
roprio adesso che abbiamo terminato il laboratorio mi è salita questa cosa bellissima che viene dall’infanzia: io abitavo in un quartiere come questo e ci inventavamo tutte queste cose, anche il teatro…è come se me lo fossi dimenticata e questa cosa che abbiamo fatto me lo avesse fatto tornare in mente…è bellissimo e ho i brividi nel dirlo. -Luisa partecipante al laboratorio L’AZIONE POETICA di sabato 1 luglio 2017-
Per me è stata una cosa divertente anche se ero l’unico bambino a partecipare, avrei preferito ci fossero più bambini. -Sami 10 anni partecipante al laboratorio L’AZIONE POETICA di sabato 1 luglio 2017-
Io ho voluto provare quest’esperienza anche con un occhio di ricerca perché facendo l’università mi piacerebbe in un futuro lavorativo portare il teatro nel museo in relazione alle opere d’arte e così ho voluto immergermi in questa esperienza per vedere come reagivano le persone nell’incontrarsi per la prima volta e nel seguire un percorso guidato e mi è piaciuto moltissimo nel senso che c’è questo incontro casuale tra le persone, alcuni non si conoscevano tra loro, altri sono intervenuti dopo. Mi è piaciuto perché il mio obiettivo è portare le performance al di fuori degli spazi.Andare in un posto nuovo generalmente mi crea ansia, ma in questa cosa che abbiamo fatto, interagendo coi vari elementi del parco, me l’ha reso più famigliare e quindi mi sono sentita a mio agio. -Michela partecipante al laboratorio L’AZIONE POETICA di sabato 1 luglio 2017-
Mi è piaciuto perché diventa la cifra della possibilità dell’andare contro l’anonimato al quale tante volte ci assuefacciamo che è quello della fatica di abitare i luoghi in cui viviamo… io non sono di qua, ma in generale la città tante volte diventa tante volte il luogo dell’anonimato in cui si fatica ad avvicinare l’altro, anche solo a fare un saluto. Per me questa è stata l’esperienza della possibilità di comprendere quante risorse abbiamo per poter entrare in comunicazione con l’altro e quindi anche piccole esperienze che attingono a linguaggi diversi, al movimento, un’idea, un’azione ti mettono in comunicazione con persone che se magari avessi incontrato sull’autobus non avrei neanche salutato. Quindi secondo me esperienze di questo genere rendono più coscienti del potere comunicativo che abbiamo e che possiamo sfruttare per rendere meno anonimi i luoghi in cui siamo di passaggio o, ancor di più, che magari abitiamo. E poi, secondo me, vivere un parco in una sera qualunque a me restituisce l’idea del… io sono vissuta e cresciuta in paese e davanti a casa mia c’era un parco giochi e quello era il luogo dell’incontro in cui si è cresciuti e credo che abbiamo bisogno anche di questo: di stare fuori con persone che pian piano ci diventano amiche e ci fanno sentire a casa. Quindi è stata un’esperienza positiva. C’è sempre la sfida di aprirsi all’altro, ma credo sia anche la misura del comprendere la bellezza della vita: più ci apriamo più capiamo che la vita è bella soprattutto se vissuta con gli altri. -Rossella partecipante al laboratorio L’AZIONE POETICA di sabato 1 luglio 2017-
Adesso, al giorno d’oggi, ci sono solo non-luoghi, nel senso che gli autogrill sono tutti uguali, ma anche i parchi sono tutti uguali, nel senso che ci non conosce questo, non c’è mai venuto, però quello che c’è sotto casa sua è identico a questo se vuoi nel senso che non hanno una connotazione, perciò diventa molto importante quello che tu fai in questi luoghi e come tu ti poni nei confronti di questi luoghi. La piazza è bella o brutta, ma cambia a seconda di quello che tu ci fai…siamo noi che decidiamo se quel posto è un posto. -Zeno partecipante al laboratorio L’AZIONE POETICA di sabato 1 luglio 2017-
Questa situazione di gioco per me facilita il tirare fuori le emozioni…io penso che noi esseri umani siamo tutti un po’ soli, soprattutto per come vanno le cose adesso e questa l’ho vissuta come una situazione che facilita tantissimo la comunicazione: diversamente non sarebbe stato così interessante se io avessi raccontato la mia storia, parlato delle mie cose…forse avrei anche annoiato, invece questa situazione per me è stata perfetta, è una cosa che facilita il mio stare meglio…mi fa stare meglio, non saprei dire altro. -Angela partecipante al laboratorio L’AZIONE POETICA di sabato 1 luglio 2017-
Quando io e mio fratello da ragazzi ci divertivamo a fare cabaret, nostra madre regolarmente ci diceva :<> (ndr. Siete andati a fare gli stupidotti?! in dialetto bresciano)… adesso, non abbiatene a male, ci divertivamo un sacco a fare gli stupidoc e a far divertire la gente saggia… è bello fare gli stupidoc, è una comunicazione con gli altri a volte anche molto più seria di quando gli declamo un pezzo triste. -Chicco partecipante al laboratorio L’AZIONE POETICA di sabato 1 luglio 2017-
A me piace molto fare teatro e improvvisare e il lavoro mi è piaciuto molto -Irene partecipante al laboratorio L’AZIONE POETICA di sabato 1 luglio 2017-
Noi siamo venuti perché volevamo fare un giretto non impegnativo e vi conosciamo e anche a noi piace fare queste “cavolate”, le facciamo spesso e abbiamo anche apprezzato anche il contesto: in effetti è bello interagire a partire anche da degli elementi del contesto…l’albero, la panchina, ecc. Le panchine sono un elemento d’arredo che sono versatili… non abbiamo visto la prima ora preparatoria, abbiamo visto la seconda ora di lavoro dalla quale si capiva che alle spalle c’era un lavoro serio, ben coordinato e il risultato era ben ritmato -Silvia e Antonio “spettatori” del laboratorio L’AZIONE POETICA di sabato 1 luglio 2017-
Dovreste organizzare ancora più cose, anche per stare assieme – Partecipante al laboratorio DALLA PAROLA SCRITTA ALLA PAROLA DETTA di domenica 9 luglio 2017 –
Fare teatro al parco mi piace per il fatto che è un ambiente che ti da tante possibilità in più, proprio fisicamente, per l’arredo urbano, gli alberi, l’erba, i vialetti. Poi il fatto di avere intorno delle persone, mette in campo delle energie che normalmente non sono in gioco – Zeno, partecipante al laboratorio DALLA PAROLA SCRITTA ALLA PAROLA DETTA di domenica 9 luglio 2017 –
Per me è importante che il teatro non stia “dentro”, sennò ci vanno solo quelli “intellettualoidi”, mentre il teatro ha bisogno di riscoprire le sue radici popolari, farsi vedere dalla gente e un parco è l’ideale. Mi piace anche l’intergenerazionale di questo laboratorio: piccoli, vecchi, mezzzani…mi piace tantissimo – Partecipante al laboratorio DALLA PAROLA SCRITTA ALLA PAROLA DETTA di domenica 9 luglio 2017 –
Stare in un parco intanto è mettersi in una situazione non protetta, perciò vuol dire che sei sotto gli occhi di chiunque ipoteticamente voglia volgere su di te lo sguardo. Devo dire che sono uscito da me, non troppo, però devo dire che è una cosa che mi ha dato di che pensare, che mi ha messo alla prova e mi ha fatto anche intravedere come devo cercare di instaurare un rapporto con questa città, che non è mia, che ancora non ho – Emilio, partecipante al laboratorio DALLA PAROLA SCRITTA ALLA PAROLA DETTA di domenica 9 luglio 2017 –
Secondo me il fatto di avere un gruppo così numeroso, senza conoscere nessuno dei partecipanti e per di più con l’incognita di farlo all’esterno…per me è stato proprio bello, nel senso che avete fatto delle cose bellissime. Ovviamente da dentro non hai la percezione di quello che fai, ma ci sono stati dei momenti molto belli. Se il lavoro era raccontare la periferia, insieme, questa cosa siamo riusciti a farla in una maniera molto leggera, però allo stesso tempo molto forte. Per esempio, quando camminavate lì sul prato era una cosa molto semplice, però io che vi osservavo da fuori trovavo una restituzione che era anche un po’ di isolamento, di solitudine e poi ho trovato bellissimo quando stavate facendo “vedo la terra”, questa descrizione della periferia, in cui anche un cassonetto diventava importante…vista da fuori sta marmaglia di persone, tutte scomode, che vedevano la periferia come se fosse la prima volta, che si entusiasmavano per un cassonetto, era proprio bello, perchè effettivamente in genere uno della periferia parla solo male. Sono molto contento di come andata, anche il fatto che siamo tutti diversi, qualcuno forse ha un po’ di esperienza, qualcuno no, mi sembra che sia scivolato via tutto quanto, ed è stato bello che ci fossero delle diversità nel dire e fare le cose – Gianluca De Col guida al laboratorio DALLA PAROLA SCRITTA ALLA PAROLA DETTA di domenica 9 luglio 2017 –
Oggi ci avete riunito e fatto sentire più vicini ed è stato bello, una cosa che non avrei mai pensato quando vi ho visto arrivare e mettere giù le cose qui nel parco – Alba, partecipante al laboratorio TUTTI POSSONO CANTARE di Sabato 23 Settembre 2017
Bello, originale, è stato un pomeriggio diverso, perché noi qui veniamo tutti i pomeriggi a chiacchierare, certe volte facciamo le feste di compleanno – Rosanna, partecipante al laboratorio TUTTI POSSONO CANTARE di Sabato 23 Settembre 2017
Questo parco lo viviamo sempre, abbiamo cominciato con i bambini piccoli e poi con i nipotini. A volte siamo anche venti persone, che abitiamo tutti qui nel vicinato. Avete avuto una bella idea proprio, a fare questa cosa qui – Lionella, partecipante al laboratorio TUTTI POSSONO CANTARE di Sabato 23 Settembre 2017
Mi è piaciuto molto cantare all’aria aperta, l’insegnante brava e simpatica e ci siamo sentite subito a nostro agio. E’ stato divertente – Letizia, partecipante al laboratorio TUTTI POSSONO CANTARE di Sabato 23 Settembre 2017
E’ un modo efficace per far vivere i luoghi. Il parco oggi è un luogo che sostituisce il cortile di una volta, dove i bambini giocavano e le mamme si parlavano; oggi il parco può diventare un grande cortile dove le anime si incontrano, gli sguardi si incrociano e di conseguenza diventa uno spazio dove fare delle cose, come il teatro. Del resto come quel detto se Maometto non va alla montagna, così se la gente non va a teatro è il teatro che va dalla gente e questo per me è una cosa molto interessante…le attività teatrali escono per andare a bussare a casa della gente – Abderrahim (Abdul) El Hadiri, guida al laboratorio RACCONTIAMOCI di Domenica 1 Ottobre 2017
Sono molto contenta di essere qui . I parchi non sono quasi più vissuti, o meglio non li vive più la gente di qua ma le persone arrivate da un’altra terra e quindi questa iniziativa di fare teatro nei parchi può essere un nuovo modo per vivere il parco – Elena, partecipante al laboratorio RACCONTIAMOCI di Domenica 1 Ottobre 2017
Io dovevo andare via presto, ma poi, dopo che abbiamo cominciato, non ho guardato più l’ora…voi proprio attirate, queste cosa nel parco è bellissima -Bruna, partecipante al laboratorio RACCONTIAMOCI di Domenica 1 Ottobre 2017
Pasolini, l’Aida, la filosofia, Karen Blixen, Topolino, le guide turistiche, le canzoni, qual è il modo migliore per parlare del colonialismo italiano? Che cosa è stato il colonialismo degli italiani in Africa? Sicuramente sul mio libro di storia non se n’è mai parlato, di sicuro mi sarebbe stato utile saperlo quando, nei miei anni latinoamericani, mi sono sentita più volte colpevole di appartenere a un popolo di colonizzatori. Forse mi sarebbe bastato conoscere quell’esilarante, quanto improbabile ma incredibilmente efficace, dialogo tra Bob Marley e Audrey Hepburn. Di sicuro avrei voluto avere quella dissacrante, politicamente scorretta, pungente e efficacissima ironia di Timpano e Frosini, per poter parlare di argomenti scomodi, per noi stessi e per gli altri, per affrontare una storia accantonata ma necessaria da conoscere per poter comprendere anche quello che sta succedendo quotidianamente nel mediterraneo, nei centri di accoglienza, nel bailamme degli aiuti umanitari, ma soprattutto per ricordarci che, assolti o meno, siamo comunque tutti coinvolti!
Liuz
Ero molto emozionata, è stato stupendo. Livello di recitazione altissimo e il contenuto è potentissimo. Non ho fatto fatica a stare in scena zitta tutto il tempo, perché il contenuto era così potente che mi sarebbe sembrato di sminuirlo con qualsiasi commento o battuta. Era carina l’idea di avere me sul palco e scoprire che poi alla fine sono italiana, ma non parlando non è che ci sia stato un colpo di scena, però forse a Brescia ci può anche stare, perché tanto un bresciano medio è abituato al fatto che quando si trova di fronte a un nero può essere più bresciano di lui. (Gemma ospite speciale dello spettacolo)
Conoscevo già Timpano e avevo alte aspettative su questo spettacolo e le ha soddisfatte pienamente. E’ stato pazzesco col suo modo ironico di mettere “il coltello nella piaga”. Mi rimarrà in testa per settimane, sono davvero contenta di averlo visto e grazie perciò a Teatro19 per aver dato la possibilità a noi di vederlo.
E fare teatro in un posto così poi è una bellissima idea, meriterebbe molta più gente, anche se poi è bello non essere in tanti perché si crea un rapporto più intimo tra attore e spettatore, che questa sera c’è stato. Eravamo qui in un posto magari non consono per una spettacolo ed eravamo più vicini, ed è stato bello anche per questo. (Nadia)Spettacolo interessante, che affronta un argomento che normalmente in Italia non è trattato. (Valentino)
Mi piace moltissimo l’idea di portare il teatro in un posto diverso dal teatro, come anche gli spettacoli fatti in Piazza Mercato, ma anche qui in questo locale, in questo parco. E’ bello rivitalizzare questi piccoli luoghi della città, che magari normalmente hanno poco afflusso di gente, invece così riprendono vita. (Irene)
Lo spettacolo mi è piaciuto molto, ho trovato il tema abbastanza difficile ma affrontato con molta ironia, tanti stacchi tra il passato e il presente e poi emergono pensieri che tutti fanno ma che non dicono, le ipocrisie, i sensi di colpa, l’idea che la nostra cultura dovrebbe essere superiore a tutte le altre. E poi si, è assolutamente vero che in Italia non si studia proprio questa parte della nostra storia, io, per esempio, l’ho appresa da sola. Bella anche l’idea di avere in scena la ragazza etiope che faceva da contraltare silenzioso… mi fa pensare che non riusciremo mai a metterci nei loro panni, forse bisognerebbe andare in Africa e fare noi il viaggio al contrario. Il fare teatro non in un teatro è per me come tornare alle origini, il teatro non è nato nei salotti buoni e poi il teatro è comunità, è relazione, fa riflettere sulle nostre idee, sulla nostra vita, ed è perciò molto reale, quindi deve sempre di più tornare in strada. Il teatro è importantissimo, riflette la persona, quindi bisogna fare teatro, andare a scuola di teatro, bisogna provarlo a fare anche in prima persona, così si capisce che cos’è. Anche l’idea di essere da questa parte della città mi piace molto, per molti è una zona abbandonata ma per me invece è vissuta, perché ci sono gli stranieri e ci sono quindi molte visioni, molte lingue, molto culture ed è quindi una ricchezza. (Clara)
La distruzione del luogo comune
Giornale di Brescia del 1/7/2017
<<Acqua di colonia>> per ricordare di quando l’Italia invase l’Africa
Giornale di Brescia del 27/6/2017
Acqua di colonia, sgomento e risa
Bresciaoggi del 29/6/2017
Quelle madonnine di plastica sono state il mio incubo da piccola…alcune si illuminavano al buio e io cercavo di non incrociarle mai con lo sguardo se per caso aprivo gli occhi di notte! Ok, non è di certo questo che lo spettacolo parla però… un’Europa che sa di torre di babele, di follia, nevrosi e di solitudine, tutta concentrata in una donna impazzita, la Mad! Una donna (o un’Europa) che non si ritrova più, che deve tornare alle origini per poter andare avanti.
Incredibile, un gramelot al femminile in salsa europea, che diverte, stupisce e inquieta anche un po’ (non solo per le madonnine di plastica!).
Liuz
Interessante questa dimensione esistenziale, mi ha ricordato anche i miei incubi notturni, con tutti questi strati culturali. Lei, poi, è molto brava. (Emi)
Lei bravissima, però mi sarei aspettato un testo un po’ più coinvolgente. Comunque uscire dai teatri e venire in piazza è una bellissima idea, che andrebbe ripetuta. (Pino)
Bellissimo lo spettacolo, lei brava. Bello e anche contorto. Ha tenuto l’attenzione moltissimo, secondo me non è solo da vedere, ma da rivedere. Il fatto di portare il teatro in piazza è per me il massimo per uno spettatore. (Anna)
Mi è piaciuto tantissimo. Ho fatto solo un po’ fatica a entrare nel linguaggio, visto che io parlo forse lingue e lei ne parlava sei! (James)
Diciamo che anche quelli poveri di intelligenza come me hanno apprezzato e dunque direi un successo a tutto pieno…e se l’ho capito io e mi è piaciuto moltissimo…. (Paolo)
Avete organizzato un’ottima rassegna. Bello essere in centro con il teatro, siete stati bravi ad organizzare spettacoli in città in luogo, come questo, poco usato rispetto alle piazze canoniche e fantastico che sia gratuito. Bravi! (Lara)
Jim Morrison per me era come Baudelaire, un poeta scapigliato e maledetto, non tanto un cantante. Per un po’ lo ascoltavo perchè una di quindici anni ai miei tempi doveva ascoltare i Doors, poi ho iniziato anche a leggere e amare i testi. Ricordo che questa cosa dei 27 anni, che legava lui a Kurt Cobain e Jimi Hendrix e Janis Joplin mi ha sempre colpito molto, era una sorta di maledizione che però ha aiutato a trasformarli in leggenda (va bè non che per loro cambiasse qualcosa in realtà). Quelli del Club27 li ho sempre ascoltati, alcuni di loro li ho amati solo da grande però…o del resto io sono una della bassa bresciana, cresciuta a pane e Nomadi…non poteva essere immediato! Bella la sorpresa di trovarci anche Jeff Buckley, che non era del Club ma che è stato così immenso da meritare un’ospitata (ovvio anche lui è entrato nella mia top ten molto dopo, ma chi lo lascia più!).
Liuz
L’idea mi è piaciuto molto, anche quella di sensibilizzare il pubblico rispetto all’opera di un artista e che l’opera vada pagata, mi piace anche perché crea una sorta di interazione con il pubblico, che oggi si è rivelata più che positiva. Non mi sono piaciuti molto alcuni tempi teatrali e avrei forse scavato diversamente le storie raccontate, guardandole da più prospettive, però è una mia idea personale. (Viviana)
Mi aspettavo Amy Winehouese però mi è comunque piaciuto. (Gigi)
Portare il teatro sotto un portico è stato davvero fantastico. L’idea di parlare di temi vicini e attuali è molto bella. (Anita)
Il teatro deve parlare di attualità, lo può e lo deve fare. (Fabrizio)
La gita dei miracoli comincia con un incrocio tra la signorina Rottermeier, decisamente più tenera (del resto ci chiama pulcini) e la versione femminile di Alberto Angela e anche un po’ Giacobbo. Ci si sente un po’ in escursione con il Club Med e un po’ con l’oratorio, ed è bellissimo riscoprire la tua città e conoscere un sacco di aneddoti (ma saranno cose vere? Anche quella del fulmine?). Poi c’è la stazione e …oh ma quei due lì sono veri o finti? Ed eccolo lì il 3. Saliamo tutti in evidente stato di eccitazione (o siamo in gita dopo tutto!) e la nostra guida ci rassicura tra uno scossone e l’altro di una guida un po’ sportiva! Mi distraggo un attimo finché non vengo di nuovo catturata da un pazzo che ce l’ha con Garibaldi, gli immigrati ed ha un evidente problema con gli escrementi dei cani. La ragazza africana seduta vicino a me ride come una pazza, meno male…temevo che gli sarebbe saltata addosso a quel razzista coprofobo! E poi la venditrice di frutta e verdura, i gemelli siamesi, i musicisti…ed ecco l’autobus n.3 trasformato in una jam session al ritmo di P C B! La ragazza di prima ride ancora di più e ora canta e balla insieme a me. Arriviamo al santuario, la mia compagna di ballo e risate rimane sul bus e mi saluta come se ci conoscessimo ormai bene, merito di quei folli minuti di corsa condivisa. La processione si forma, fino ad arrivare da lei, la Madonna delle Lucciole per sperare in un miracolo, per chiederle una grazia…tutti ad aspettarsi qualcosa in quell’angolo di periferia a cui anche Garibaldi volta le spalle.
Liuz
Lo spettacolo c’ è piaciuto un casino, è particolare, è la prima volta che vediamo una cosa così, itinerante. Non ce l’aspettavamo.
Questa parte della città no non la conoscevo, siamo di Brescia ma da queste parti non veniamo mai perché non abbiamo cose da fare qui. E’ una zona che purtroppo è famosa per le “lucciole” ormai, la si conosce per quello.
Ho trovato lo spettacolo divertentissimo, ma dietro gli spunti ironici nasconde delle verità importanti. Dice queste verità in modo divertente, ma non per questo meno serio. Divertente e serio sembrerebbe un ossimoro ma in realtà non lo è. Non sono di Brescia e questa periferia non la conoscevo, non credo di esserci mai venuta, forse ci sono solo passata con la macchina, so che qui bazzicano prostitute ma non è una cosa che mi tocca da vicino o che mi interessa.
Lo spettacolo è bellissimo. Mi ha lasciato l’esperienza di una Brescia che non frequento assolutamente, è servito anche a togliere un po’ di ansie e paura, rispetto alle persone che ci vivono o a quello con cui abbiamo convissuto in questo quarto d’ora di autobus…tra l’altro è la prima volta che prendo l’autobus a Brescia. Io sono della provincia, di Rovato ma conosco bene cosa si dice su questa zona, mamma mia! – Omnibus del 18 giugno 2017 –
Lo spettacolo mi ha messo un sacco di allegria, mi ha lasciato proprio una bella sensazione…anche quella cosa che dice <<la grazia si vede a tratti e nei posti in cui non te lo aspetti>>, mi è piaciuto un sacco.
Questa zona della città la conosco, ma non è che ci vengo…magari ci passo, ma non ho dei motivi particolari per venirci. So dei pregiudizi legati a questa zona, ma il fatto è che la gente parla ma poi non ci viene mai, è come con il Carmine qualche anno fa, anzi c’è gente che parla ancora male del Carmine e non sa nemmeno che cosa c’è adesso, per il fatto che nessuno viene a vedere, nessuno prova a rompere un attimo i pregiudizi. Voglio dire le cose negative accadono in ogni posto – Omnibus del 18 giugno 2017 –
Lo spettacolo mi è piaciuto moltissimo, ho visto sia quello del pomeriggio, che la replica serale…forse di sera è ancora più suggestivo, più emozionante. E’ anche interessante il discorso della periferia che, almeno mi sembra, non so se ho interpretato correttamente il messaggio, diventa anche sinonimo di emarginazione, di tutto quello che è hai margini in qualche modo. Mi è sembrato molto interessante, proprio partire dalla periferia, per sviluppare il concetto di periferia nella vita.
Io non sono di Brescia, ma vivo a Milano che è comunque una città dove c’è molta periferia . Insomma la periferia nella città è un discorso molto interessante, perché poi soprattutto nelle grandi città esiste il centro e poi tanti quartieri satellite di cui ci si vergogna anche un po’, che però sono in definitiva l’80% della città in fin dei conti e poi come sempre quello che si vede, quello che viene mostrato è sempre uno spettro molto piccolo di quello che è la realtà – Omnibus del 18 giugno 2017 –
Lo spettacolo è molto molto carino, parte dalla città come una dimensione in cui entri e ti sembra ti essere veramente in una gita turistica, per poi svilupparsi poi in tutt’altra cosa ed è molto interessante. Analizza alcune problematiche della città e della periferia: il pcb, l’immigrazione e lo fa in maniera molto leggera, e chi capisce, capisce. Io sono di Brescia, questa zona la conosco, anche se non ci vengo abitualmente, ma ogni tanto ci passo , so che ci sono dei pregiudizi legati a questo quartieri ma io credo che ormai tutto il mondo è paese, come è stato detto la globalizzazione è dappertutto, quindi non c’è più così tanta differenza tra il dentro e il fuori, tra il centro e la periferia – Omnibus del 18 giugno 2017 –
Lo spettacolo è molto interessante per l’aspetto di imprevedibilità e perchè coinvolge persone che sono estranee e inoltre porta in punti che hanno bisogno di essere maggiormente uniti alla città. Sono davvero molto soddisfatto. Credo ci sia bisogno di iniziative come questa, che aiutano anche l’integrazione, la conoscenza…il tutto in modo molto imprevedibile. Ho visto persone sul pullman che interagivano anche se non facevano parte del gruppo – Renato, Omnibus dell’8 luglio 2017-
Per me che vado poco a teatro è stata una sorpresa. Mi è piaciuto perchè porta il teatro nella realtà. La cosa che mi è piaciuta di più è che sono state coinvolte persone che non lo sapevo, perciò avete donato del divertimento a persone che non se lo aspettavano – Paola, Omnibus dell’8 luglio 2017-
Un ottimo lavoro. La cosa che mi ha colpito di più sono state le reazione delle persone che seguivano ignare lo spettacolo, perchè sull’autobus. Da incentivare sicuramente e continuare il fatto di portare il teatro fuori dai luoghi tradizionali, continuate così – Walter, Omnibus dell’8 luglio 2017-
Ho apprezzato moltissimo la drammatizzazione di quella che è una tragedia bresciana, cioè quella dell’inquinamento da PCB e soprattutto l’ironia che è stata fatta rispetto alla contadina, la venditrice di verdure, che proponeva la sua merce a chilometro zero – Marisa, Omnibus dell’8 luglio 2017-
Barfly apre a Omnibus <<Oltre la strada>>
Bresciaoggi del 18 giugno 2017
<<Omibus>>: teatro itinerante a piedi e in bus
Giornale di Brescia del 18 giugno 2017
Sull'<<Omnibus>> dissacrante e surreale
Tempo poco e nozioni tante, la scuola che ha sempre meno mezzi a disposizione, le lezioni che perdono sempre più di contenuto. “Abbiamo poco tempo, ma dobbiamo fare tutto”…così inizia la lezione sul palco, così mi catapulta indietro di (aimè!) molti anni, quando era tutto un “questo lo saltiamo perché non riusciamo, ma dategli un’occhiata perché c’è sul programma”, quando però, per fortuna, la scuola aveva ancora forniture di carta igienica e professori, più o meno, dediti e appassionati a una sola materia…o una per volta quantomeno!
Italiano, storia, scienze, ginnastica, spagnolo, inglese, matematica, geometria…tutte le materia si rincorrono e si accavallano, perdendo anche un po’ di significato, tracciando deboli tracce, come quelle del gesso sul cartone. Una scuola sempre più arrabattata, come anche un po’ il futuro dell’umanità! O almeno questo è quello che ho visto io!
Liuz
Inaspettato, pensavo a qualcosa di diverso, però poi quando inizi ad ascoltarlo capisci la sua vena, che cosa vuole trasmettere e capisci il succo alla fine. Insomma il messaggio finale si capisce proprio in fondo, durante tutto lo spettacolo uno si aspetta il colpo di scena, che succeda qualcosa. Però sì, poi è chiaro il messaggio: questa fretta di fare le cose. Complimenti a lui che le cose le ha studiate davvero e ha saputo collegarle perfettamente. Poi mi piace molto il teatro fuori dal teatro, è stato come dare un senso a questa piazzetta, stare qui all’aperto e passare una serata così diversa, grazie a Teatro19! (Francesca, Gaia)
Divertente, con un attimo di nostalgia, perché sono un’insegnante in pensione e mi sono rivista in alcune situazioni. Da subito abbiamo sposato l’idea del teatro che esce dal teatro, che va nelle piazze. Il teatro deve stare fuori. E’ nato sulla strada e deve stare fuori, deve parlare di attualità. La strada di dà lo spunto poi, per parlare, per denunciare, per piangere insieme…la vita è nella strada, nelle piazze e diventa anche spunto per farne un’opera teatrale, per sdrammatizzare e per portare a conoscenza. (Laura)
Ha portato all’esasperazione una situazione che comunque c’è nella scuola, come il discorso di “fare il programma, tralasciando il programma”, purtroppo in Italia è così, ha colto benissimo nel segno. (Elisa)
Molto originale, non me lo aspettavo, pensavo qualcosa di diverso, però è stato così coinvolgente che non ho perso una battuta. Ultimamente sto apprezzando il teatro che parla anche dell’attualità, mi sto orientando su spettacoli più spontanei, che parlano della vita di tutti i giorni, piuttosto che sui classici. Fare teatro nelle piazze è molto bello, dovrebbero farlo più spesso, non solo a volte d’estate. E ritengo molto valido un teatro che parla di attualità. (Catia, Gabriella, Pierangela)
Spettacolo molto originale, io ho fatto l’insegnante per quarant’anni e mi è piaciuto. Poi trovo molto utile far diventare il teatro veicolo per affrontare temi di attualità…magari non in tempi così condensati come la lezione nello spettacolo. I teatri hanno qualcosa di …non so anche quando sono belli, come il Grande, a me sembra di entrare nel regno della polvere, perciò il fatto che il teatro esca dai luoghi consoni è fondamentale…e poi il teatro è nato fuori, voglio dire i Greci lo facevano all’aperto! (Giovanni)
Spettacolo interessante e reale, però abbastanza complesso da seguire, bisogna essere concentrati per capire bene tutto. Molto ironico, però, e, appunto, molto reale, perché rappresenta un po’ la realtà scolastica di oggi, ma anche di quando ho fatto la scuola io. Mi ha fatto venire in mente per esempio che geografia io l’ho studiata così: ogni alunno studiava uno stato e poi lo ripeteva agli altri, ma non aveva nessun senso.
Il teatro così nelle piazze è più fruibile, anche da persone come me che abitano in centro e escono a farsi un giro e si fermano a vedere uno spettacolo.
<<Senza Titolo>> la lezione di Giulio Costa
Bresciaoggo del 20 giugno 2017
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