Tempo poco e nozioni tante, la scuola che ha sempre meno mezzi a disposizione, le lezioni che perdono sempre più di contenuto. “Abbiamo poco tempo, ma dobbiamo fare tutto”…così inizia la lezione sul palco, così mi catapulta indietro di (aimè!) molti anni, quando era tutto un “questo lo saltiamo perché non riusciamo, ma dategli un’occhiata perché c’è sul programma”, quando però, per fortuna, la scuola aveva ancora forniture di carta igienica e professori, più o meno, dediti e appassionati a una sola materia…o una per volta quantomeno!
Italiano, storia, scienze, ginnastica, spagnolo, inglese, matematica, geometria…tutte le materia si rincorrono e si accavallano, perdendo anche un po’ di significato, tracciando deboli tracce, come quelle del gesso sul cartone. Una scuola sempre più arrabattata, come anche un po’ il futuro dell’umanità! O almeno questo è quello che ho visto io!

Liuz

Inaspettato, pensavo a qualcosa di diverso, però poi quando inizi ad ascoltarlo capisci la sua vena, che cosa vuole trasmettere e capisci il succo alla fine. Insomma il messaggio finale si capisce proprio in fondo, durante tutto lo spettacolo uno si aspetta il colpo di scena, che succeda qualcosa. Però sì, poi è chiaro il messaggio: questa fretta di fare le cose. Complimenti a lui che le cose le ha studiate davvero e ha saputo collegarle perfettamente. Poi mi piace molto il teatro fuori dal teatro, è stato come dare un senso a questa piazzetta, stare qui all’aperto e passare una serata così diversa, grazie a Teatro19! (Francesca, Gaia)

Divertente, con un attimo di nostalgia, perché sono un’insegnante in pensione e mi sono rivista in alcune situazioni. Da subito abbiamo sposato l’idea del teatro che esce dal teatro, che va nelle piazze. Il teatro deve stare fuori. E’ nato sulla strada e deve stare fuori, deve parlare di attualità. La strada di dà lo spunto poi, per parlare, per denunciare, per piangere insieme…la vita è nella strada, nelle piazze e diventa anche spunto per farne un’opera teatrale, per sdrammatizzare e per portare a conoscenza. (Laura)

Ha portato all’esasperazione una situazione che comunque c’è nella scuola, come il discorso di “fare il programma, tralasciando il programma”, purtroppo in Italia è così, ha colto benissimo nel segno. (Elisa)

Molto originale, non me lo aspettavo, pensavo qualcosa di diverso, però è stato così coinvolgente che non ho perso una battuta. Ultimamente sto apprezzando il teatro che parla anche dell’attualità, mi sto orientando su spettacoli più spontanei, che parlano della vita di tutti i giorni, piuttosto che sui classici. Fare teatro nelle piazze è molto bello, dovrebbero farlo più spesso, non solo a volte d’estate. E ritengo molto valido un teatro che parla di attualità. (Catia, Gabriella, Pierangela)

Spettacolo molto originale, io ho fatto l’insegnante per quarant’anni e mi è piaciuto. Poi trovo molto utile far diventare il teatro veicolo per affrontare temi di attualità…magari non in tempi così condensati come la lezione nello spettacolo. I teatri hanno qualcosa di …non so anche quando sono belli, come il Grande, a me sembra di entrare nel regno della polvere, perciò il fatto che il teatro esca dai luoghi consoni è fondamentale…e poi il teatro è nato fuori, voglio dire i Greci lo facevano all’aperto! (Giovanni)

Spettacolo interessante e reale, però abbastanza complesso da seguire, bisogna essere concentrati per capire bene tutto. Molto ironico, però, e, appunto, molto reale, perché rappresenta un po’ la realtà scolastica di oggi, ma anche di quando ho fatto la scuola io. Mi ha fatto venire in mente per esempio che geografia io l’ho studiata così: ogni alunno studiava uno stato e poi lo ripeteva agli altri, ma non aveva nessun senso.

Il teatro così nelle piazze è più fruibile, anche da persone come me che abitano in centro e escono a farsi un giro e si fermano a vedere uno spettacolo.

 

<<Senza Titolo>> la lezione di Giulio Costa
Bresciaoggo del 20 giugno 2017

 

 

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