Non vi conoscevo, ma ora che so che ci siete verrò anche ad altri spettacoli perché mi è piaciuto davvero molto! (una spettatrice)

Uno spettacolo fatto in questo modo non l’avevo mai visto, mi è piaciuto molto. (una spettatrice)

Non avevo aspettative e proprio per questo mi è piaciuto ancora di più, perché una cosa del genere davvero non me l’aspettavo. E’ stato anche commovente. Testo bellissimo. Davvero uno spettacolo molto bello. (uno spettatore)

Fantastico ed eccezionale. Il fatto di farlo su un autobus o attraversando luoghi pubblici allarga anche il coinvolgimento di altre persone.  (una spettatrice)

Una cosa che secondo me ha funzionato tanto è stato il viaggio in autobus, perché a un certo punto non si capiva più chi e cosa faceva parte dello spettacolo. Non sapevi se dovevi avere un po’ di paura, per esempio, quando quel ragazzo si è alterato o se era un attore. E questa cosa lo rende ancor più interessante. (Rosanna)

Mi è piaciuta molto anche l’idea di portare la gente e lo spettacolo da questa parte della città. Molto divertente la parte sull’autobus, per me poi che vivo in bus ho trovato situazioni, un po’ in eccesso, ma veramente reali. Veramente bravi, anche perché è una maniera per avvicinare al teatro anche gente che magari non ci mette mai piede. Un’idea eccezionale. (Chiara)

Uno spettacolo innovativo, soprattutto rispetto a quello che ho sempre visto qui in città. Ho scoperto un gruppo di persone che non pensavo ci fosse e che mi piace molto. Poi sono contenta che anche la mia bambina lo abbia visto. Soprattutto per lei uno spettacolo così, che è anche multietnico, le apre la mente, e sono contenta che abbia potuto vedere qualcosa di diverso, che io scopro solo ora a 47 anni e lei invece a 8 anni e mezzo. (Fiorella e Emma)

Mi è piaciuto tantissimo. Mi ha piacevolmente stupito. (Elisabeth)

Molto interessante e da consigliare. (Diego).

Non mi aspettavo di vedere fare teatro su un autobus e mi piaciuto tanto (Giulia).

Ho saputo di questo spettacolo per caso, mi è caduto l’occhio sul giornale, mi sembrava interessante…e lo è stato, oltre a che coinvolgente. (Massimo)

Affronta temi interessanti, come l’integrazione, e attuali. Bello, anche che si faccia teatro fuori dal teatro. (Dario e Barbara)

Io era la seconda volta che lo vedevo, e mi piaciuto un sacco anche stavolta. Ho apprezzato molto anche la parte musicale, che mi ha coinvolto. La Madonnina è sempre davvero bravissima. E’ uno spettacolo davvero molto bello, che va a toccare anche dei temi profondi, e stupisce, sia chi è consapevole, che chi si trova, magari sul bus, di fronte ad una cosa inaspettata, ed è fantastico vedere le loro facce. (Maddalena)

La Madonnina mi ha molto commosso. Vedere poi le facce di chi si ritrova davanti allo spettacolo un po’ per caso è un ulteriore spettacolo! (una spettatrice)

Affronta argomenti anche delicatissimi, ma con profondità, ironia e delicatezza. Anche io alla fine mi sono commossa. (una spettatrice)

Oggi pomeriggio mi è piaciuto. Il tutto è stato molto coinvolgente, in particolare sull’autobus dove mi sono anche particolarmente divertito. Non ero un semplice spettatore. Da un lato seguivo la storia che gli attori mi narravano e dall’altro mi sentivo anche parte della performance e come spettatori vedevo le persone che erano inconsapevolmente coinvolte. Insomma uno spettacolo nello spettacolo. (Maurizio)

Molto bello, lo avevo già visto ma sono tornata. (Claudia)

Spettacolare e carico di significato. E’ una cosa che va compresa, non è il solito spettacolo, sia per la location che per quello che esprime. (Debora)

Molto originale andare in giro per la città, mi è piaciuto. E’ un bel modo per integrare le varie parti della città. Questa è una zona dove si passa ma non ci si ferma, ma che è  conosciuta per una certa fama, infatti ho capito dopo la cosa della Madonnina delle Lucciole. (Alice)

Originale il fatto che il teatro esca dagli schemi e il non sapere chi è un attore e chi no. Bello! (Gemma)

Mi è piaciuto moltissimo, bello e particolare…mi aspettavo una cosa così conoscendo Teatro19 ! E’ il teatro che si dovrebbe fare, perché non si limita a un palcoscenico con della gente seduta davanti, ma entra in contatto con altre situazioni, come la gente che trovi sull’autobus e da cui non sai che cosa aspettarti. E’ stato anche molto divertente vedere le facce delle persone e le loro reazioni. Molto molto bello! (Giulia)

Bello, mi sarebbe piaciuto stare anche io in mezzo a loro. Avevo voglia anche io di ballare, di cantare, di fare qualcosa. (Stefano)

Mi è piaciuto molto, soprattutto la particolarità di questo teatro, che non è il solito dove vai in un edificio e stai seduto su una poltrona ad ammirare lo spettacolo. E’ stato più bello e particolare rispetto ai soliti. (Irene)

Il viaggio sull’autobus e tutto quello che succede lì sopra è la cosa che mi è piaciuta più di tutte. Non avevo mai visto fare teatro su un autobus (Alessandro)

Mi è piaciuto molto, è stato molto coinvolgente. Ho apprezzato molto la partecipazione sia della Casa Circondariale che di quelli della Banda. Sono stato piacevolmente colpito, non mi aspettavo un’esperienza così e in questa corte poi, che è stata una bella scoperta. (Enrico)

Ho visto diverse partecipazioni a questo spettacolo, alcune con un entusiasmo incredibile. (Dino)

Non conoscevamo questo posto bellissimo e l’idea di fare spettacolo in posti così. Ed ‘ una bella idea per valorizzare via Milano, che diventa altrimenti solo una posto di passaggio. (Mina)

E’ molto bella l’idea sia vostra di proporre questi eventi sia di chi accoglie nei propri spazi. Una bella unione di proposta e di accoglienza. (Fausto)

Eravamo venute anche l’anno scorso e siamo tornate. Davvero bello ed emozionante. I nostri figli suonano nella Banda è ci piace molto l’idea che prendano parte a questo progetto con la Casa Circondariale. Fare uno spettacolo, poi, fuori dai luoghi consoni è anche una bellissima opportunità anche per chi non si avvicina normalmente ai teatri, perché magari fanno “più paura”. (Paola e Carla)

Molto interessante. Non conoscevo questo posto tra l’altro (Federico)

Un progetto che unisce una realtà diversa, che non conosciamo, come quella del carcere, che diventa sia un’opportunità per loro per crescere e fare nuove esperienze, per la Banda , che si arricchisce suonando insieme a loro, ed è anche un’opportunità per chi viene ad ascoltare, che rimane arricchito dallo spettacolo.
E’ stato anche molto divertente, anche perché hanno scelto canzoni conosciute. (Marta)

E’ sicuramente una cosa innovativa fare uno spettacolo in un posto così, in questa stagione. Un’idea che unisce la bellezza del luogo, con quella della musica e del clima, è un’idea che funziona: un mix fantastico. (Jacopo)

 

 

Vieni a mirarlo, al camposanto c’è un albero che è un incanto.

Il faro di via Milano, se ti perdi ti da una mano.

Più biciclette, meno macchine!

La luna splende qui e senza il PCB !

Cancelli chiusi, brutti musi!

Statua carina racconta alla bambina di non star sola che il tempo vola.

La via ormai è usurpata, dal traffico intasata, è piena di sporcizie e non di amicizia.

O Rosa Blu panchina mia sei tu!

Una casa da tutti adorata è diventata una topaia diroccata, migliorarla possiamo adesso, se non vogliamo lasciarla un cesso.

Fermi tutti nessuno si muova sta bruciando la sezione di Forza Nuova, in parte ai migranti l’avevano aperta, mettendo la gente in stato di allerta. Vieni meco nel Vantiniano, resuscitano i morti in via Milano.

Più piante, meno Caffaro!

Bando ai fumi, scegli i fiumi!

Rosa Blu, mi manchi tu!

Sulle rotaie puoi andare, meno pericoli puoi incontrare.

gli slogan creati dai partecipanti al laboratorio “R- EVOLUTION. Un urlo per via Milano”  

Devo dire la verità, mi sono trovato un attimo in imbarazzo, ma solo all’inizio, poi ho rotto il ghiaccio. Ho guardato in modo diverso le cose, da un certo punto di vista, ho notato anche qualcosa che strideva rispetto a quello che facevamo noi,  che erano varie popolazioni presenti qui e che il parco lo vivono in maniera diversa, e ci guardavano un po’ come se fossimo degli alieni. Forse rapportando la vita a quello che stavamo facendo noi e a quello che stavano facendo loro in effetti, soprattutto in alcuni casi, questa cosa poteva davvero stridere. (Nicola)

E’ stato divertente. Io non avevo mai fatto teatro e non me lo immaginavo così, lo pensavo più scolastico. (Marianna)

Io sono venuta anche l’anno scorso. E’ molto piacevole, un clima di amicizia e confronto. (Bruna)

Quello che mi è piaciuto è che siamo un po’ di tutte le età a fare tutti la stessa cosa ed è stato molto costruttivo lavorare tutti insieme, per esempio alla costruzione degli slogan, davvero una bella esperienza. (Alberto)

Fare un laboratorio all’aperto può bloccare un po’ se pensi alla gente intorno che ti guarda, ma poi passa ed è stato molto bello. (Daniele)

A me è piaciuto molto quando stavamo camminando tutti insieme e dicevamo gli slogan, a un certo punto la mia voce si è mischiata con le altre e non sentivo più la mia ma quella degli altri, è stato strano e molto bello. (Roberta)

 

 

 

 

 

LE CORNA HANNO CINQUE DITA

Una lettura in due puntate, consequenziali, ma in sé finite.
Via Milano e il quartiere di Porta Milano nelle parole di chi ha su di esso un punto di vista privilegiato, perché ci vive o ci lavora e giorno dopo giorno vede passare un fiume di varia umanità. Per il secondo anno consecutivo Teatro19 ha incontrato e intervistato gli abitanti e i frequentatori del quartiere, uomini e donne testimoni della contemporaneità che si pongono domande, si interrogano sul presente e immaginano il futuro di questa parte di città con uno sguardo spesso divertito, ironico, forse malinconico, talvolta innamorato, ma di certo sempre profondamente umano.

BHANGRA VIBRATIONS

Il Bhangra è un ballo folk della Punjab, regione dell’India del nord. Il ballo nasce nella festività del Vaisakhi che cade ad aprile e durante la quale si festeggia la primavera ed il primo buon raccolto.
Il gruppo, nato a Cremona e recentemente visto nel film documentario The Harvest, mette in scena un ballo forte, intenso e con coreografie movimentate e travolgenti. I magnifici e coloratissimi costumi tradizionali contribuiscono a rendere irresistibile e coinvolgente questa danza in grado di trasmettere felicità, gioia e divertimento.
L’esibizione è preceduta, questo stesso giorno dalle 19:00 alle 21:00, dal laboratorio Open Space BALLANDO COI BHANGRA VIBES.

CHE FOM? SPETOM!

Ispirato all’opera – dai romanzi degli anni ‘50 fino ad Aspettando Godot – di Samuel Beckett, CHE FOM? SPETOM! è una sfida: affidare al dialetto bresciano il compito di esplorare temi a lui estranei come l’attesa; di esplorare la capacità di una lingua quasi morta di raccontare un’umanità in attesa della notte. Usare la lingua dei padri per dare suono alle parole di un’umanità disperata che affronta con trasandata malinconia la perdita di senso della vita, dello stare insieme; di un’umanità alle prese con la voglia e l’incapacità di dare un senso allo scorrere stesso del tempo. Rasentano la follia e il ridicolo, i tentativi del Nani e del Bepi di trovare la maniera giusta per far passare il tempo… in attesa del Piero…

DÉJÀ VU

5077: viene pubblicato l’ultimo romanzo, qualsiasi storia è stata raccontata, ogni ideale messo nero su bianco, le sequenze di note possibili sono terminate, ogni canzone è stata intonata, qualsiasi soggetto dipinto o scolpito, i colori sono stati abbinati in ogni variante, sceneggiature tratte da storie vere ricordano troppo da vicino altre storie già narrate, drammaturgie di fantasia non è più possibile scriverne. Tra ribellioni e indifferenza, paura e indecisione, c’è ancora chi vuole credere che qualcosa di nuovo possa esistere. “Alzarsi la mattina e sapere che qualunque cosa io faccia è già stata fatta innumerevoli volte…a cosa serve che la faccia pure io?”.

In un futuro distopico, la Compagnia dei Ragazzi di Teatro19 ha immaginato la fine del mondo come fine dell’arte, i pensieri diversi di ciascuno hanno dato vita a Déjà Vu.

Compagnia Dei Ragazzi è un progetto di Teatro19 teso alla formazione teatrale a tutto tondo (regia, drammaturgia, recitazione) di un gruppo di persone fra i 14 e i 20 anni, per la promozione e il sostegno all’autoralità giovanile, con particolare sensibilità al teatro sociale d’arte e di comunità.

VADO AL MASSIMO!

“Non ricordo esattamente il momento in cui ho iniziato.. sono passati troppi chilometri… Ricordo bene però, la fatica delle prime volte e quella domanda che mi accompagnava come un mantra ad ogni uscita “Ma chi te lo ha fatto fare?”.
L’istinto però insisteva “Corri Paolo corri!”. Non mi sono più fermato. Niente mi ha più fermato”.
Vado al massimo! E’ l’ironica confessione di un runner irriducibile che ha deciso di prendersi un po’ in giro. Vado al massimo! E’ un tentativo di guardare oltre il semplice gesto del correre, per capire dove stiamo andando davvero quando ci infiliamo le scarpe.

SOLA IN CASA

SOLA in CASA ,è uno dei più suggestivi testi teatrali di Dino Buzzati.
Protagonista di questo intenso e surreale monologo a due voci, è Madama Iris, “cartomante e chiromante laureata” che nel grigiore di una sera di pioggia, terrorizzata da un misterioso maniaco serial killer, inizia un viaggio dalla solitudine al terrore, e di qui alla morte. Ma Iris uccide soltanto nella fantasia. Un finale ironico e noir che diviene un momento di confronto personale con la vita e con la solitudine. E, a parte il tema che si riallaccia al primo e miglior Buzzati, è il suo trattamento, così dosato e intelligente, a fare di questo atto unico uno dei risultati più persuasivi della drammaturgia dello scrittore.

SENTIRSI LIBERI CON LA MUSICA

Praticare attivamente la musica richiede impegno, esercizio, sforzo e fatica.
Ma il risultato di questo lavoro, realizzato in collaborazione con la Casa Di Reclusione Di Verziano, dà gioia, emozione, soddisfazione per la propria crescita culturale e civile. L’apprendimento pratico della musica offre valenze educative significative e diversificate. La diffusione della musica concorre in modo decisivo allo sviluppo individuale e sociale, in quanto linguaggio privilegiato di sentimento e conoscenza, che coinvolge allo stesso tempo il corpo, il cuore, la mente. Sul piano metodologico e didattico, l’esperienza del fare musica insieme e d’insieme trasforma radicalmente gli spazi e i tempi del rapporto insegnamento/apprendimento, favorendo l’introduzione della creatività, dell’immaginazione e dell’arte.