Sono piacevolmente sorpresa, un po’ per il numero, perchè non è scontato ci sia così tanta gente, e questo vuol dire che c’è stato un ottimo lavoro dell’organizzazione. Ma sono contenta perchè è andata molto bene, sono sopresa del livello: tutti hanno seguito tutto fin dall’inizio, riuscendo ad entrare subito nella cosa. (Giselda Ranieri)

Sarebbe stato bello poter vedere poi un suo spettacolo, come con gli altri laboratori, per capire anche meglio alcune cose che abbiamo fatto stasera. Sarebbe stato molto interessante.

E’ stata un’ esperienza bellissima, la coreografa Giselda brava e preparatissima non si è risparmiata un attimo conducendo un vero workshop di tre ore intense e molto piacevoli. Come ci avete spiegato alla fine, il lavoro che state facendo nella comunità credo che sia veramente lodevole e azzeccatissimo, non c’e niente di meglio di un lavoro teatrale per far conoscere e integrare le persone. Lo fate senza nascondervi in spazi chiusi ma nei parchi pubblici che non solo valorizza le aree verdi, ma “fa vedere” il lavoro alla comunità che può vedere e partecipare anche all’ultimo momento senza passare per iscrizioni macchinose magari non accessibili a tutti. Farlo gratuitamente lo rende accessibile a tutti. Insomma che dire.. vi seguirò ancora. Bravi! Bravi!

Sono stata proprio bene con voi.

Un laboratorio nel parco è stupendo, a parte le zanzare. Sono molto felice.

Una cosa nuovissima per me. Non ho mai fatto niente di teatro, solo danza. Un’esperienza nuova che mi è piaciuta moltissimo. Ho fato un po’ fatica, ma mi ci sono messa d’impegno.

Per me non è stata una novità lavorare all’aperto, ed è una cosa che mi piace tantissimo, così come il dovere trovare compromessi con superfici differenti, gli ambienti, i cambiamenti di luminosità…è stata una ricchezza. Poi è stato anche molto bello incontrare Giselda, un lavoro interessante e con una soglia di fruizione molto ampia. L’ultima proposta che hai fatto l’ho trovata molto interessante e molto vicino anche al lavoro sulla maschera.

Mi è piaciuto e mi è servito anche per conoscere meglio il mio corpo.

Sono cose che aiutano ad esprimersi, ad approfondire se stessi e i propri sentimenti.

 

 

 

 

 

Uno spettacolo molto bello, che ricostruisce in una chiave molto particolare la vita di Via Milano. Poi l’idea di questi personaggi che raccontano, la trovo veramente indovinata. Poi loro sono bravissime, sono una garanzia. (Flaminia)

Interessantissimo. Si capisce proprio il lavoro che c’è dietro, di raccolta e ascolto. (Silvana)

Io non sono della zona, ma ho quasi 82 anni e quelle cose qui me le ricordo tutte, le ho vissute anche io. Mia mamma andava a fare la spesa una volta al mese col libretto, per esempio. E’ stato bello sentire raccontare queste storie. Io vivevo in cascina, mi ha fatto ricordare tante cose, anche venire in mente i giochi che facevamo, col gesso in terra per giocare a dama. (Elisabetta)

Molto bello, anche se alcune parti in dialetto non le ho capite perchè non lo abbastanza. Mi è piaciuto molto il fatto che sia un racconto corale, a più voci, che ogni tanto si interrompevano anche, come per darsi un parere a vicenda. Bello i racconti della ragazze, di come era una volta il corteggiamento, o la consegna della posta. (Maddalena)

 

Una sera d’estate, una morbida piazza di città, un palco montato di fresco ed una Donna. Lei, voi, tu, tutte noi…
Valeria Battaini ci racconta con maestria lo strazio di chi non ha voce, di chi non ha nome,  di chi ha creduto,  arrivando in Italia,  in un tempo di vita migliore, un tempo degno d’essere vissuto…Un sogno sottratto da mani assassine, dobbiamo fermarci e guardare, fermarci ed ascoltare, non possiamo voltarci dall’altra parte…HOLY GHOST FIRE…complimenti Valeria.  A presto, spero, Katia Carrieri.
Un fatto di cronaca, un’altra donna uccisa, ha motivato il mio desiderio di assistere allo spettacolo ad esso ispirato.  L’attrice, Valeria, ha reso ,dall’inizio alla fine dello spettacolo, con un’interpretazione molto intensa il senso d’ingiustizia e crudelta’ racchiuso nel destino di lei, la povera donna senza nome, emigrata dal suo paese, probabilmente l’Africa, nella speranza di fare una vita migliore qui, dove vivo io,io che ho avuto in sorte un destino diverso, sicuramente migliore del suo. Ma qui, nel mio paese, che si dice civile ed evoluto, l’hanno babaramente uccisa.
Ho provato disillusione , stupore e dolore per come le sono andate le cose. L ‘attrice ci ha messo tutta la sua anima, non solo la sua abilita,’ per condividere questa testimonianza con noi, il pubblico. E come spettatrice ti trovi a pensare : “Sono una donna anch’io, questi fatti di cronaca  mi riguardano.”
 Cosi’ mi piace pensare ad un sogno che vorrei realizzare da morta , forse assurdo, ma non ha  importanza, e’ un sogno appunto.  Ed e’ che, quando muoio io, possa prendere per mano tutte le donne morte e con esse fare un grande girotondo intorno al mondo; tenendoci cosi’, per mano, saremo come tante sorelle tutte uguali, non importa in che modo uguali, e nessuno potra’ piu’ farci del male. Grazie Valeria. (Marialuisa)

 

Bellissimo. E’ giusto portarlo in piazza e sarebbe interessante pensare di farlo anche per alcune ricorrenze, tipo l’8 marzo. (Bruna)

Molto bello e molto intenso, in alcuni momenti proprio anche un po’, diciamo pesante, ma in senso positivo. E’ giusto che di questo tema se ne parli, soprattutto con quello che sta succedendo adesso, che tutti fanno finta di niente e queste persone diventano solamente dei numeri e non esseri umani con un nome e cognome. Soprattutto bisognerebbe pensare che queste persone hanno dei famigliari, hanno delle madri, dei padri e dei figli e se ognuno di noi potesse parlare con loro e capire veramente da dove vengono e tutto quello che sopportano, li vedremmo in modo diverso. (Giuliana)

Uno spettacolo molto duro, ma anche molto intenso. Ha restituito dignità ad una persona che purtroppo l’ha persa. E’ difficile farlo ma è necessario. Tutti i gesti, le musiche, le parole sono molto studiate, si vede che c’è un lavoro dietro molto prezioso, che dà valore all’intimo di ogni persona. (Clara)

Sorpreso dal talento di questa attrice. Questo non deve essere un punto di arrivo ma un punto di partenza per altri successi. (Angelo)

Non mi aspettavo una cosa così, lo pensavo più leggero e invece è molto forte e intenso. Ho portato anche la mia bambina, le chiederò con calma cosa ne pensa. C’è stato un momento in cui ha detto “ma che cattivi!”. E’ il primo spettacolo che vedo di Barfly e penso sia giusto portare in piazza anche cose così, che fanno pensare, riflettere. E’ stao molto forte, anche come riflessione sul proprio intimo, sul proprio essere donna. (Erminia)

 

Mi è piaciuto molto, soprattutto pensando che è stato scritto dai ragazzi. Il fatto che fosse in un parco, itinerante è una bella cosa, anche se forse un po’ dispersivo, però è anche un modo per approppriarsi di un territorio. (Ilaria)

Ci sono stati dei momenti in cui mi sono veramente emozionata. Ho trovato lo spettacolo bellissimo, non la solita cosa che vuol portare il pubblico a divertirsi, ma che vuole cercare un’attenzione in più, anche verso se stessi, verso quello che si è . I ragazzi sono stati bravissimi. Ottima idea anche il parco; mi è piaciuto questo girare, questo trovare una nuova location, anche perchè è un modo per vivere un parco, che è già bello di per sè, ma che diventa meraviglioso portandoci dell’arte. (Ilde)

Bello, sono stai bravi e c’è piaciuto molto. Tratta anche un tema difficile, però lo han reso molto bene. Non c’era mai capitato di vedere uno spettacolo teatrale “fuori luogo”, e c’è piaciuto. (Giuliana, Mariangela)

E’ stato innanzitutto una gita turistica in un posto in cui non ero mai stato, in secondo luogo mi è piaciuto molto. Molto underground anche lo spazio utilizzato e il coinvolgimento del pubblico. Qualcosa di nuovo, non il solito teatro da palcoscenico. (Giulio, Leonardo)

Sono stati molto bravi ed è stato emozionante. Anche il fatto che sia stato itinerante molto bello, diverso dal solito. (Donata)

Molto bello, divertente e piacevole. Un modo per conoscere anche un nuovo angolo verde della città. Mi è piaciuto anche trovare qui una casa per gli anziani. (Matteo, Stefano).

E’ la prima volta che partecipavamo ad uno spettacolo così, itinerante. Ci faceva sentire anche un po’ parte della cosa, un po’ pazzi tutti quanti, con questi conigli, magari un po’ inquietanti, ma belli. Anche il pubblico ha partecipato all’azione in qualche maniera e c’è piaciuto molto. E i ragazzi davvero bravi, hanno fatto un lavoro notevole. Rapprensentare quello che succede nella mente, attraverso delle persone…bello come lo hanno reso. Lo vorremmo anche rivedere. (Alice, Francesco)

 

 

 

Attraverso improvvisazioni e racconti i ragazzi hanno lavorato con le insegnanti sulla loro memoria, sui luoghi di origine, raccogliendo storie, oggetti, fotografie. Hanno scritto, hanno agito, si sono relazionati. La modalità è stata quella del laboratorio teatrale che diventa motore di conoscenza nei confronti di sè e dell’altro, ma anche spinta alla ricerca, alla scoperta, alla narrazione, all’incontro.
Hanno preparato delle domande da rivolgere ai residenti della Cascina Panigada, una casa in cui vivono 8 anziani. I ragazzi li hanno incontrati ed è stato amore a prima vista. Reciproco. La curiosità si è scatenata. Il racconto è stato vivace. Il momento molto emozionante e al tempo stesso divertente. Due momenti della vita lontani che si incontrano e si confrontano.

Lo spettacolo messo in scena è stato quindi il frutto di una riflessione, ma anche di una relazione, sguardo, coraggio e poesia nell’incontro. Un viaggio in un mondo interiore, che sa però di decisioni e di conflitti, di azioni e di relazioni. Un salto in un buio che è memoria, la memoria del futuro.

C’E’ CHI HA DETTO CHE…

E’ stato un percorso molto impegnativo, a volte magari un po’ noioso, ma soprattutto entusiasmante.

All’inizio pensando al concetto del tema su cui dovevamo lavorare eravamo un po’ persi, però poi abbiamo preso il filo giusto ed è stato perfetto.

L’incontro con gli anziani è stato molto molto bello e anche divertente. Non sembrava nemmeno che avessero quell’età, sembravano più giovani e non ce l’aspettavamo.

Abbiamo imparato dai nostri errori fatti durante le prove.

Era un po’ imbarazzante pensare di fare questo spettacolo davanti agli amici e hai genitori.

Questo percorso ci ha insegnato a conoscerci, ci ha uniti tutti e insieme abbiamo creato una cosa unica.

E’ stato bello il sostegno che compagni e professori ci hanno dato, anche quando sbagliavamo.

Anche quando avevamo ansia ci siamo aiutati tutti.

Si è creato un bel gruppo con questo percorso.

Abbiamo creato davvero qualcosa di unico, perché le  frasi dette nello spettacolo sono venute da noi, dalla nostra storia.

E’ stato bello pensare e un po’ scoprire il nostro futuro.

Anche le professoresse ci hanno aiutato molto e vorremmo ringraziarle tanto.

( gli alunni)

Mio figlio ha fatto questo percorso e sicuramente lo ha aiutato a riflettere anche su alcune tematiche legate al futuro. Spero che questi ragazzi siano davvero gli adulti della svolta e che non si parli più di integrazione, ma di star bene in qualsiasi posto del mondo, senza più bisogno di integrarsi. (Mara)

Mi sono commossa molto. Mi hanno colpito molto i testi, pensando che li hanno scritti i ragazzi, che sono frutto delle loro storie e della loro vita. Lo spettacolo bello, armonioso, fatto davvero bene. (Laura)

Sono due anni che lavoriamo con Roberta Moneta. Alterniamo momenti di scrittura, a momenti di lettura o di prove e esercizi . Il percorso dura tutto l’anno, al di là del laboratorio con l’insegnante di teatro. Il lavoro che facciamo sulle classi è molto improntato sul dialogo e sulla capacità di esprimersi. La soddisfazione è tanta e anche l’emozione, e vuol dire che hanno tirato fuori qualcosa di vero e di sentito. (Le professoresse)

Il laboratorio si avventura alla scoperta della scuola e del quartiere ed entra a far parte del progetto Oltre la strada, per la riqualificazione di via Milano.

Fino a dicembre il laboratorio sarà dedicato agli spazi della scuola e in particolar modo della biblioteca, di ciò che può offrire.
Il risultato sarà una breve lettura.

Da gennaio si aprirà lo sguardo sul quartiere. Le strade, i luoghi di ritrovo, piccole mappe (alla ricerca di qualche tesoro?), i parchi.
Il risultato sarà un piccolo spettacolo.

Il laboratorio è aperto ai bambini di tutte le classi e si svolge il mercoledì dal 4 ottobre ad aprile dalle ore 16:30 alle 18:00.

Fare queste cose nel parco mi dà l’idea di liberazione che mi piace tantissimo.

A me è piaciuto molto, rispetto soprattutto a quello che immaginavo io del teatro, questa purezza, questa essenzialità mi è davvero piaciuta.

Mi sono divertita molto.

Ho apprezzato l’informalità e il fatto che esperienze come questa, aperte a tutti e gratuite, non se ne trovano.

E’ stato un provocare qualcosa di nuovo in chi è qui, in chi assiste, in chi passa, qualcosa di nuovo che è dentro e che ha la possibilità di uscire fuori, grazie al fatto di aver portato fuori il teatro. Le persone hanno la possibilità, proprio perché gli attori escono, di portare fuori da sé qualcosa che magari rimane seppellito nella quotidianità.

Credo che il lavoro che abbiamo fatto stasera lavorerà dentro di me a lungo. Trovo molto bello e interessante il fatto di vedere l’attore che ci ha guidato stasera, domani durante lo spettacolo.

Mi è piaciuto molto il modo in cui si è tracciato il luogo, io abito a cento metri da qui e non ho mai pensato a questo spazio come uno spazio teatrale. Quindi si è trasformato per me questo spazio, ed è stato molto bello, è stato come scoprire questo parco in modo diverso.

E’ stato bello vedere lavorare insieme attori professionisti, con persone che fanno teatro da un po’ e persone che non hanno mai fatto teatro.

 

 

Le mie aspettative venendo qui erano quelle di conoscere nuove persone. Inoltre speravo che questo laboratorio mi aiutasse a raccontarmi o a raccontare e quindi tutte queste aspettative si sono realizzate.

E’ stata  una bella esperienza, finora avevo visto Abdul solo come attore, invece mi è piaciuto molto anche come insegnante.

A me piace tantissimo sentire raccontare Abdul e mi piace anche raccontare, perciò è stato un laboratorio perfetto per me. C’è stata una bella atmosfera, anche quando si sono accese le luci nel parco, sembrava un po’ il calore del fuoco che stimola a raccontare.

Temevo che non sarei riuscita a spiccicare nemmeno una parola, perché mi emoziono molto, ma mi sono trovata benissimo con tutto il gruppo.

E’ fantastico vedere delle parole trasformarsi in emozioni e in immagini vive. Dare vita alle parole e vederle vibrare come immagini che emozionano e danno felicità.

A me è piaciuto perché Abdul ha saputo creare un’atmosfera affascinante tipo mille e una notte. Poi farlo qui nel parco stasera per me ha rappresentato l’inizio dell’estate, perché ho sentito per la prima volta le cicale.

Principalmente sono venuto perché mi hanno tirato qui, in realtà mi è piaciuto molto quello che abbiamo fatto. Mi sono sentito molto libero e molto sciolto, senza sentirmi un cretino.

E’ stato molto forte e bello allo stesso tempo. Io sono proprio al contrario di qualcuno che ama comunicare, ma è una cosa che sto cercando e quindi è forte come stimolo.

E’ bellissimo ascoltare Abdul, i suoi racconti, quasi mi spiaceva fare un qualcosa per interromperti, così come è bello questo modo di insegnare.

Il raccontare crea uno stupore generale, anche per gli adulti che non sono più abituati nè a sentire raccontare, nè a stupirsi

 

 

Per noi è stata una bellissima esperienza, ci siamo divertiti e abbiamo visto che la gente ci ha accolto bene. Non ci aspettavamo così tanta gente. E’ stata un’esperienza unica. Siamo alle prime armi, non siamo professionisti, ma cerchiamo di stare dietro ai ragazzi della banda  (Marco, Gentian, Boian – musicisti dello spettacolo)

E’ un modo di far entrare le persone comuni nella realtà carceraria e di portare fuori i detenuti a rivedere il mondo fuori. Una serata diversa, con tanta gente. Anche il fatto di essere in quartiere periferico e multietnico, e non solo nel centro dove solitamente si fanno gli eventi, è stato bello. (Milena)

E’ stata una serata piacevole, un modo per ricostruire quello strappo che c’è ma che va ricucito. Il fatto di essere inseriti in una rassegna che sottolinea la voglia di cucire realtà diverse è quello che spinge le nostre attività: il desiderio di integrarsi e riavvicinarsi e affrontare situazioni magari scomode che esistono nella nostra città. Lo dimostra anche il maestro che viene ad insegnare all’interno dell’Istituto: non basta essere un bravo maestro di musica, ci vogliono anche grandi qualità personali. (operatrice Verziano)

E’ stato bello e mi sono divertita. Io sono venuta a vedere mio zio, che era da due anni e mezzo che non vedevo, da quando è al Verziano, e mi è piaciuta molto questa opportunità di poterlo incontrare. Non conoscevo Barfly ma questa cosa di fare teatro nei cortili e all’aperto mi è piaciuta tanto!

Sono venuto perchè c’è mia figlia che suona nell’orchestra. Il concerto mi è piaciuto, non solo perchè sono stati bravi a suonare, ma vedere gente così diversa, con vite così diverse che riescono a trovare qualcosa che li accomuni. Troppe volte ci si concentra per cercare quali sono le cose che dividono, invece basterebbe impegnarsi un pochino per trovare e valorizzare quelle che uniscono e si potrebbe stare tutti insieme e stare tutti insieme meglio. Barfly mi sembra una bella idea, può essere una di quelle cose che aiutano ad aggregare le persone con situazioni diverse e magari difficili.